Tutto ciò che è bello sta nella tempesta.

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Un cazzotto dritto in gola, una stilettata tra le scapole, una morsa tra lo sterno e nella testa una selva di grilli che friniscono parole spaventose a frequenze altissime. Le mani viscide e anguillose, i polmoni strizzati nel poco spazio che gli resta, le gambe che potrebbero spezzarsi come canne lacustri ad ogni singolo e instabile passo. Vorresti scappare restando fermo e in attesa che passi. Energie che si canalizzano ovunque, ma di segno negativo: ci vorrebbe una messa a terra.


Soffri di attacchi di panico.

Nell’isola di Santorini ogni tramonto rischia di essere il più bello della tua vita. Quando però l’attacco di panico si presenta nel momento di una passeggiata al crepuscolo, l’Isola di Santorini[1] può diventare un pozzo profondo da cui sembra impossibile uscire . Qualsiasi luogo, durante il panico, diventa un pozzo e se cerchi di arrampicarti sulle pareti muschiose rischi di strapparti via le unghie, e quelle servono sempre perché siamo principalmente predatori. E per quelle poche volte che diventiamo prede, le unghie servono a ben poco o, peggio, non sappiamo che farcene, e questo amplifica il nostro spavento. Le unghie sono le nostre certezze, le nostre convinzioni, le abitudini, le sicurezze, i soliti pensieri, le presenze emotive che ci rincuorano. Sono tutto ciò che ci permette di tenere a bada l’incombere dell’imprevisto nella vita, ciò che metterebbe a repentaglio gli equilibri creati con cura. Tutto ora mi perseguita, ma come succedeva a Tantalo, e non appena desidero afferrarlo con le mie unghie lo aggredisco talmente forte che lo dilanio irreparabilmente sotto i miei occhi inebetiti e pesanti. La vedo nera.


Eau Claire è la mia casa.

Quello è uno dei tanti porti sicuri in cui ogni approdo sembra essere destinato all’eternità. Tornare a casa è un antidoto contro ogni male. Avere una casa è una benedizione. Da qualche tempo però sento di aver perso la bussola. Non so orientarmi come una volta. Complice quel successo che mi è colato giù come nei film della mia adolescenza, quando sulle spalle dell’allenatore di baseball veniva rovesciata la tanica di acqua dai ragazzi. Una sorpresa da lasciarmi letteralmente senza fiato. Sfioro le pareti levigate dal sole del vecchio pollaio dove ho partorito la mia essenza, riprendo in mano le cartoline che ho raccolto nel lungo viaggio dopo il parto, le faccio girare tra le dita, le 
strofino tra i polpastrelli[2]. Non riesco ad avvertire nulla di più se non un contatto straniato con la pellicola fotografica. Sto perdendo di nuovo la presa sul mio presente, eccolo che ritorna.

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It might be over soon.

Ho aperto la Bibbia di recente e senza averne timore. L’ho sfogliata, l’ho letta, ho riletto alcune parti e poi mi sono concentrato su delle frasi. Credo di aver meditato. Sono entrate in me come un mantra guaritore. Hanno tagliuzzato il drappo scuro che scendeva dalla mia fronte. Una luce abbacinante si scioglieva su tutto l’orizzonte greco davanti a me: non è più una questione di musica da far ascoltare, ma di musica da auscultare.

Tutto si è ridotto alla risoluzione della sintesi dei miei opposti. E poco m’importa se tanti prima di me hanno combattuto lo stesso guerriero; questa è la mia personalissima battaglia per la guarigione. Io e il mondo fuori di me; me stesso e quello che vedo nel mondo; io e il mondo di cui continuo a far parte, io e le restanti milioni (di persone, di piante, di animali, di anime).
Questo nodo al petto potrebbe sciogliersi tra un attimo se solo mi accorgessi che, in realtà, io sono vivo ora. Signore perché sei così distante per venirmi a salvare?[3] Potrebbe finire tutto da un momento all’altro, potrebbe tutto finire da un momento all’altro; solo volerlo. Un rosario di pensieri e di versi si inanellano nella mia mente e passano lisci tra le mie labbra; è arrivato quel momento. Estraggo il mio campionatore; pulisco tra i tasti la sporcizia che si è accumulata nel tempo e nell’uso. Faccio un respiro profondo e poi inizio a versare del mercurio su tutte le mie note. Come nella Bibbia, la creazione non è mai statica e ha natura liquida, così faccio anche io. Non potrei entrare due volte nello stesso fiume di creazione, e già questa è una risposta che scioglie molti nodi nel mio petto.

Leonardo Stenta. (®riproduzione riservata)

 

 

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Recensione sinestetica:


22 (OVER S∞∞N): verde scozzese, il ritrovato equilibrio

10 d E A T h b R E a s T ⊠ ⊠: castano, i ricordi del disagio

715 – CRΣΣKS: arancio, i primi bagliori di un’energia ritrovata

33 “GOD”: blu zaffiro, il confronto con il sé e con ciò che ci circonda

29 #Strafford APTS: vinaccia, una dedica

666 ʇ: grigio perla, qualcosa torna a fare visita ma non spaventa più

21 M♢♢N WATER: giallo paglia, la ciclicità che ci rassicura e assicura l’esistenza

8 (circle): luce solare, la scoperta di essere padroni della mente

____45_____: canna di fucile, la presa di coscienza
00000 Million: verde scozzese, l’equilibrio fuori

 

[1] Justin Vernon, colto da una forte insofferenza per il successo ottenuto con l’ultimo album Bon Iver, Bon Iver, ha deciso di intraprendere un viaggio per l’Europa, anche se in bassa stagione, approdando presso l’isola di Santorini nel 2013. Lo definisce come il periodo europeo horribilis in un’intervista al The Guardian (https://www.theguardian.com/global/2016/sep/24/bon-iver-justin- vernon-22-million-interview) in quanto ha sperimentato attacchi di panico e depressione che sono perdurati anche dopo il suo rientro a Eau Clare, città natale dell’artista nel Wisconsin.

[2] Il riferimento è, rispettivamente, all’album che lo ha consacrato al livello mondiale, For Emma Forever Ago, e al seguente Bon Iver, Bon Iver che ne ha confermato il successo e la statura artistica.

[3] Il riferimento è al Salmo 22:1 in cui è scritto: Signore perché mi hai abbandonato? (Lett. Perché sei così distante dal salvarmi?)

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